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domenica 17 ottobre 2010

Sensazioni di formiche

Ieri dallo psicanalista.
- Sa, dottore, ieri ero in uno di quei supermercati grandi, quelli che chiamano superstore, dove vendono di tutto, e guardavo tutta questa gente che correva qua e là come formiche alla ricerca di provviste per il proprio formicaio, e insomma, lei mi capisce, anche io ero una di loro, in quel momento.
- Non saprei. - fa lui guardandosi le unghie della mano destra. - Io non faccio mai la spesa, soprattutto di sabato.
- Capisco, lei riesce sempre a esaminare i suoi pazienti nella giusta prospettiva, non v'è alcun dubbio. Ad ogni buon conto, mi è venuto in mente il romanzo di Simak, ha presente, City?
Lo psicanalista rimira le unghie togliendosi delle fastidiose pellicine. - City? Cos'è, un nuovo modello di una macchina da cucire? Simac, diceva?
- Per l'appunto. Ma sulla targa all'ingresso del suo studio c'è scritto "Psicanalista". Ce lo ha fatto scrivere lei o quando ha affittato lo studio ha trovato la targa già fatta?
- Non la seguo.
- Beh, quello che intendevo dire è che in quel romanzo si parla di formiche che non vanno in letargo ma invece creano una società evoluta. Per fargliela breve, c'è un mutante che gli fa trovare dei carrettini con le ruote e da qui parte tutto uno sviluppo evolutivo fino a quel momento impensabile.
- Non c'è dubbio. Ma mi dica, come vanno i suoi attacchi d'ansia quando va dallo psicanalista?
- Beh, devo dire che permangono. Ho fatto delle ipotesi a proposito, e credo che sia perchè io ho delle aspettative nei confronti della terapia; aspettative che vedo puntualmente frustrate.
- Questa è una sua ipotesi.
- Indubbiamente.
- Come tale va considerata: un'ipotesi.
- Intende dire che...
- Io faccio la psicanalisi, per cui non intendo nulla. Lei cosa intende?
Noto con disappunto che mi si sta imperlando la fronte di sudore e le mani pure sarebbero da strizzare. Non voglio però che questo pensiero mi distolga dalla mia narrazione. Voglio andarci a fondo, stavolta. - Quello che volevo dire era che, al supermercato, ho notato una forte somiglianza con la società delle formiche evolute. Anche noi, che impazzavamo sfrenati qua e la a cercare provviste: immagini come sarebbe la scena ripresa dall'alto, in modo che le persone siano appena visibili. Se lei paragonasse quella scena a quello che succede intorno a un formicaio, quasi non noterebbe la differenza.
Il dottore mi guarda di sottecchi. Si è infilato un dito nell'orecchio e vi sta cercando qualcosa. Non vorrei assistere a questa scena, ma credo che il suo sguardo mi stia trapassando, che ora stia vedendo non dentro di me, ma oltre.
- Dottore...
Nulla.
A voce più alta. - Dottore...
Ritorna al presente. - E' come se avessi qualcosa nell'orecchio.
- Capisco.
- Come se mi fosse entrata una formica. Anzi, a dir la verità, secondo me, sono entrate delle formiche nel mio orecchio.
- Che strano. - dico io. - Solo in quello?
- Ora che mi ci fa pensare, anche nell'altro sento qualcosa.- si infila un dito anche nell'altra cavità. Caspita, non pensavo che le dita si potessero infilare così in profondità. Ora, il mio psicanalista, ha entrambi gli indici infilati nelle orecchie e si muove in maniera scomposta. Non è una bella scena, ma mi riconcilia col mondo della psicanalisi e calma la mia ansia meglio di un ansiolitico. Decido di fargli una foto col telefonino: non si sa mai, potrebbe sempre essermi utile.
Considero la sua temporanea assenza dal mondo dei coscienti come un intervallo di relax e rifletto sulla presenza di formiche nella sua testa. Sono stato io a materializzarle fisicamente nelle sue orecchie o a materializzarne la sensazione nel suo cervello? Sono dotato di questi poteri straordinari? Se è così, varrebbe la pena farne buon uso. Devo andarci a fondo.
Per il momento però intendo godermi la scena: il mio dottore si sta contorcendo sulla sedia pronunciando parole di cui non afferro il senso. Val la pena fargli anche un video.
Gli approfondimenti a un'altra volta.

venerdì 15 ottobre 2010

Il tifo sportivo nel futuro

Ieri dallo psicanalista.
- Salve dottore.
- Salve paziente browniano.
- Ho fatto delle riflessioni che mi stanno conducendo alla formulazione di una nuova teoria del tifo.
- Parla del tifo in quanto malattia? Quello standard, quello esantematico o quello endemico? Bisogna essere precisi. Inoltre, di cosa si occuperà questa teoria? Eziologia o patogenesi? Bisogna essere precisi, e lei, in quanto paziente browniano, oggettivamente non gode di tale caratteristica.
- Senta, mio caro psicanalista, se volevo farmi fare il terzo grado andavo a tirare una scarpa al primo presidente del consiglio che mi capitava a tiro. Quello a cui intendevo riferirmi, era una teoria di come potrà essere il tifo sportivo nel futuro.
- Ah già. - lo psico sospira, alzando gli occhi al cielo per fissare un punto qualsiasi sopra alla mia testa. - Dimenticavo la sua inclinazione all'immaginazione. Ebbene, mi dica, carissimo, di cosa mi vuol parlare?
- Ecco, così va molto meglio. Ebbene, ho preso spunto dai fatti capitati a Genova l'altro giorno, sa, quando i tifosi serbi hanno cominciato a distruggere lo stadio e a far guerriglia contro la polizia.
- Ricordo, ricordo. Che fatto increscioso.
- Condivido la sua impressione. Ebbene, stavo pensando che, in futuro, questi match saranno organizzati in modo diverso. Pensiamo a quello che è successo a Genova e traiamone spunto: l'altro giorno i protagonisti dell'evento non sono stati i calciatori, ma i tifosi. E quante volte accade questo anche in Italia? Ma l'altro giorno è stato diverso. C'è stata una vera inversione delle parti: chi di solito va alla partita con l'ansia di vedere vincere la propria squadra e la paura che possa perdere diventa il protagonista. Chi provava ansia e paura, l'altra sera, erano proprio coloro che di solito figurano tra i protagonisti, ovvero i giocatori.
- Sì, la seguo.
- E allora, nel futuro si invertiranno le parti: le persone che costituiscono la tifoseria, persone normali che vanno a lavorare dal lunedì al venerdì, più o meno, che hanno una famiglia, dei figli, o una ragazza, o che so altro, si ritrovano alla domenica e vanno allo stadio a darsele di santa ragione. Si costituiscono due squadre che si menano a più non posso.
- Ah. E i giocatori? Voglio dire, quelli che attualmente fanno i calciatori, cosa ne facciamo?
- Quelli saranno gli spettatori, pochi selezionati spettatori che per entrare allo stadio dovranno pagare fior di quattrini, ma con la possibilità di scommettere su l'una o l'altra squadra. I giocatori, voglio dire le persone normali, invece no, non pagheranno nulla, e verranno retribuiti molto poco perché si farà perno sulla valorizzazione di valori quali il nazionalismo, il campanilismo e l'odio per il diverso. In questo modo non saranno necessarie le retribuzioni, perché la sola gratificazione di averle suonate di santa ragione alla parte avversaria compenserà la mancanza di salario. In più, le partite verranno trasmesse in televisione e l'esito finale sarà stabilito dal pubblico a casa mediante il televoto.
- Interessante. - Lo psicanalista si porta una mano al mento, simulando una riflessione. Gliel'ho visto fare altre volte, e alla fine se ne esce sempre con una castroneria. - Non che sia tutta questa originalità, eh.
- Scusi, ma lei, in quanto psicanalista, non dovrebbe astenersi dal dare giudizi?
- Mi scusi, mi ero fatto prendere dall'inversione delle parti.